Buio,
ma non riesce a dormire.
Accende la tv perchè ignorare qualcosa che sta di sottofondo è diventata la cosa più semplice da fare,
la cosa che aiuta a dormire.
Dallo specchietto retrovisore le sue guance sono purpuree.
Ecco che le gocce tornano a battere su questi lucernai e la testa china, infilata tra le spalle alzate.
A chi offro queste mie luminose parole?
Ecco di ritorno i cieli che preferisco.
"CON UNA BIC PROFUMATA D'ATTRICE BRUCIATA -la guerra è finita- SCRISSE COSI'"
(Baustelle)
-Immagine °Artemisiabs°-
Ti presento BunnyNurse la vittima,
BunnyNurse carnefice.
Dalla Casa-macelleria, attraverso i bagni e i corridoi della scuola che frequenta, fino al bosco tra gli alberi stridenti di un giardino che urla.
Nella mia testa, giammai in pubblicazione.
BlaBlaBlare
"Maestra..." mi giro, mi abbasso, lo guardo negli occhi. "... perchè ti vesti tutta di nero?"
Questi piccoli occhi che hanno sete del mondo intero, spiazzanti, riescono a vedere gran parte di quella microscopica realtà celata agli occhi di chi ormai è stanco anche solo di guardare appena.
Per un attimo mi sento di fargli notare che indosso un paio di jeans color jeans, una maglietta a strisce, un fermacapelli fucsia. Ma mi trattengo. Appena in tempo per capire quello che in realtà avrebbe voluto chiedermi se avesse avuto una proprietà di linguaggio pari a un adulto.
"Giochiamo insieme al gioco del pescatore!!" Tutti pensano e scelgono il pesce che vorrebbero essere. Io penso a quello che vorrei mangiare, a quello che E. potrebbe mettere nella zuppa, negli spaghetti, nel forno, in padella o su una pallina di riso al vapore. E quasi tutti vorrebbero essere balene, delfini... incuranti del fatto che siano mammiferi. Quando glielo dico allargano le palpebre e ci rimangono male. Perchè è tutta una questione di fisionomie, di abitazioni, di appartenenza a determinati luoghi. I pipistrelli volano ma non saranno mai uccelli. Sono categorie di pensiero che a priori non ammettono eccezioni. Ma le eccezioni ci sono sempre state e lo abbiamo imparato tutti, anche senza tirare in mezzo balene, delfini e pipistrelli. Forse qualcuno non vuole ancora dare la sua approvazione (che in certi casi potrebbe essere decisiva), ed è probabile che sia per questo che fuori dalle categorie del pensiero comunemente accettato spesso ci si senta.. strani? Diversi? Disadattati? Tutto questo però esiste, prende parte alla realtà e sono sicura che se il popolo marino decidesse di unificarsi sotto la Lega Marittima e di enunciare a una balena: "In quanto non pesce sarai priva del tuo diritto a nuotare" o "Fuori dall'oceano brutta mammifera!!!", quella non si smuoverebbe nemmeno di un millimetro. E comunque, diciamocelo, non accadrebbe mai una cosa del genere, determinate cose accadono solo a un certo tipo di mammiferi.
Il blablablare del mio cervello?
Non mi vesto quasi mai tutta in nero, a lavoro, con loro io sono piena di buoni propositi, giochi, colori, disegni.. come quasi mai riesco ad essere nella vita privata.
Eppure... "Maestra... perchè ti vesti tutta di nero?"
Disarmanti, spiazzanti.
Incredbilmente adorabili.
OPERA PRIMA. O poi…
(tentativo n°1 di sembrare una blogger)
Ore 8 e 20 di mattina. Non ho bevuto caffé ma fumo la mia prima sigaretta, i momenti passati con le mie attempate amiche Nico e Tina sono importanti appuntamenti a intervalli quasi regolari. Metto la prima e guardo lo specchietto. Nessuno si ferma e m’incazzo, ma è una ruota che gira perché se non fosse per quelle luci rosse io non mi frenerei mai sebbene prima o poi capiterà anche a me di incrociare qualcuno che vuole passare e di pensare “fanculo, è mia la precedenza!”.
Quando riesco a introdurmi nel flusso sanguigno delle arterie milanesi ho sempre l’impressione di aver dimenticato qualcosa. Di aver perso qualcosa, magari a terra, così lotto con la voglia di tornare indietro per controllare il marciapiede. Ecco la prima fase del mio autismo giornaliero: ad ogni semaforo controllo la borsa perché l’ansia mi divora. Ma che cazzo dovrei aver dimenticato? Forse il fottuto bage per timbrare le entrate e le uscite a lavoro? Tanto prima o poi capiterà anche a me. Tutto capita a tutti. La frenesia s’impossessa di me per tutto l’arco della giornata, anche quando effettivamente non ho un cazzo da fare. Anche se da sola, io ed Io troviamo sempre un modo per dimenticare che il tempo passa. Per non farci prendere dalla voglia di niente, dimentichiamo di possedere una maestosa anima fancazzista. Dopotutto sono figlia di questa nevrotica città che adoro nonostante mi faccia incazzare, paradossalmente sento che prima o poi me ne andrò. Ché tanto prima o poi tutti se ne vanno. In smania. Guardo Nico e Tina fluttuare davanti ai miei occhi ridendo.. quando uscendo dalla mia bocca mi vedono frenetica è sempre uno svago per loro. Finché oggi pomeriggio, tornata a casa, prima di uscire per andare a lavorare E. mi ha guardato negli occhi e col suo solito denso fare diretto mi ha detto: ma stattene a casa a dormire!
Inutile voler fare la figa quando si è stanchi.
E tuttavia non riesco a dormire.
Mi darò una calmata.
Prima o poi.

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Seduta sulla banchina della stazione ferroiaria. Binario 1, in attesa del primo treno diretto a Milano, la campanella suonerà veloce avvisando del suo imminente arrivo. Consumo la solita sigaretta e senza che me ne rendessi conto è tornato il caldo. E senza che me ne rendessi conto sono già su questo treno affollato seduta a terra, mi lascio portare ormai via. E senza che me ne rendessi conto vedo cose sempre diverse, senza che me ne rendessi conto mi trovo in posti lontani e ci sono sempre io, con me. E senza che me ne rendessi conto scende il buio. Io guardo fuori
seduta
e
ferma.
Ma oltre questo treno, al di là di questo vagone, il mondo corre.

HO SCRITTO SULLA CARTA
-BunnyNurse-(Prologo)
"Mi hanno trovata nel bosco la mattina seguente, l’ombrello era rotto e intorno al mio corpo straziato per quella che era stata l’ultima violenza subita, alberi stridenti di un giardino che urla restituivano al mondo la loro vittima, BunnyNurse.
Infilata in un grosso sacco di plastica trasparente e appannato, la mia bocca violacea lacrimava sangue di cera immobile e asciutto, puzzavo di cadavere ma non riuscivo a sentire altro che l’odore di aridi fiori chiusa nel sacco come carne incelofanata, messa sottovouto e al fresco.
Cieli violenti quella mattina in cui troppa gente mascherata e armata si accorse di me subito dopo la morte della mia parola e altrettanta disperazione all’ultima vista del mondo nei miei occhi.
Indossavo un vestito nero trasparte, usai gli ultimi sforzi rimasti per coprirmi il volto davanti ai loro sguardi giunti nel bosco a bordo di auto luccicanti blu e bianche, tutta quella luce mi entrava dentro e faceva male ai miei occhi morenti. Le braccia scivolarono dalla faccia e da quell’istante l’unica cosa che mi restava da poter muovere non erano che le isteriche pupille appannate dal celofan. Fu in quel momento che ironicamente pensai, dopo tanto soffrire, che per me avevo sempre immaginato una morte dolce, quella musica funerea in sottofondo che accompagna gli ultimi pensieri delle vittime.
E invece per me solo luci e sirene spiegate, finchè le iridi non si fermeranno messe in posa per la loro ultima foto, la mia ultima foto sfocata. BunnyNurse canta un Miserere e si dirige ad occhi sbarrati verso il quinto girone del Purgatorio."
-Fumava sigarette-
"[...]Stupore spento. Occhi fissi, seduta sul marciapiede bagnato,occhi fissi, piena zeppa di alcool, occhi fissi, occhi fissi nel vuoto. Vestiti neri, scarponcini bagnati e occhi pieni di tutto quello che le stava davanti, inclinava la testa e apriva un po’ la bocca come se quel vuoto riuscisse davvero a stupirla. Era tornata bambina eppure quel vento le faceva un gran freddo, si passava una mano sulla palpebra di tanto in tanto, mantenendo sempre un’espressione impassibile, attonita, sporca, dimenticata, sola, i suoi capelli erano fili scuri che ondeggiavano nel vento, le solleticavano le guance bianche, pallide, fredde e aveva dimenticato perché si trovava seduta sulla strada, aveva dimenticato di aver corso e di esseresi appena calmata, aveva dimenticato il perché tutte quelle urla e quelle lacrime.
Ora era solo seduta.[...]"
-I Profumi di Stella-
"[...]Mi alzai continuando a guardare lei che continuava a guardare me, senza ragione e uno bizzarro silenzio ci separava, non sapevo chi fosse.
Era da un po’ che camminavo da solo,
due o tre giorni che non avevo una casa,
i miei capelli puzzavano
io non sapevo chi fosse, ma lei continuava a guardarmi.[...]"
-La Breve Storia Di Una Ragazza Senza Un Occhio-
"[...]Urla.
L’altro occhio girava veloce lo sguardo. Urla. Forse voleva morire anche lui. Urla. Intorno i mobili della sua camera divennero rossi e sbiaditi mentre il gatto aveva fatto un salto fulmineo sulla scrivania e lei cominciò a urlare. Urla. Ora sentiva un forte bruciore sotto alla mano premuta sulla cavità dell’occhio. Urla.[...]"
-Caduto Nell'Acqua-
"[...]Quella era la sua bambola e lei non permetteva che nessuno la toccasse. La teneva posta sul divano, seduta con quelle sue gambe rigide di porcellana, mia nonna la cullava di notte accucciata sul tappeto tornava ad essere una bambina, le cantava la ninna nanna della luna che brilla perché è d’argento e porta fortuna, e tutte le volte che la riponeva sul divano le pettinava i boccoli, amorosamente si prendeva cura della sua postura, le affiancava i cuscini più candidi e morbidi del salotto e dopo averla guardata con teneri occhi scoppiava il pianto furioso. Mia nonna si graffiava la faccia davanti al volto pallido e sorridente della sua bambola di porcellana, di fronte alla sua eterna espressione infantile, gridava le vocali singhiozzando, si alzava e si sbatteva con violenza sul divano, sulle poltrone e sul tappeto, dimenava gli arti urlava di dolore.[...]"
-Pioggia-
"[...]Il soffitto interrompe la sua pioggia quando alzo la testa. Sento rumori arrivare dalla stanza dalla quale proviene la luce, qualcuno cammina, apre cassetti.
Abbasso gli occhi e lo sguardo cade sulla gamba destra.
La mia gamba si muove. Compie brevi scatti a intervalli regolari. La fisso a lungo e poi guardo l’altra. La gamba sinistra si comporta allo stesso modo. A piccoli intervalli si scuote…. Sto tremando. Ora che vedo il mio corpo vibrare, mi accorgo di essere consapevole solo in parte.[...]"
... Think Of Me...
Mi sento una cretina… ma forse lo sono… una bambolina cretina che sorride dalla vetrina ai passanti… una bambolina di borchie e trucchi pesanti… rossetti da vera puttana orientale… forse la mia bambola ora si trova in qualche sexy shop o sul letto di qualcuno.
Nella testa solo urla ovattate
Urla ovattate
Si può morire dal dolore.
Claudia*
Kerouac wrote
"Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno -oooh!-"
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