Sono artemisia non sbocciata
venerdì, 27 gennaio 2006:
Ore 23:51

-La brevissima storia inventata da un bambino (senza morale, senza sensi)-
C'era una volta un carrello. Il carrello viveva in quel super mercato e qualcuno giornalmente metteva in lui la propria spesa, le patate e le carote, la verdura, il burro, i detersivi, il pane, la pasta, la frutta, l'olio, il cibo per gatti.

E poi?
Cosa succede poi?
Succede che quel bambino mi guarda e sbuffa perchè non ha abbastanza fantasia, o forse voglia, per continuare.

Era notte e non riuscivo a dormire perchè continuavo a pensare alle mie paure, per alcuni infondate. Pensavo ai silenzi che fischiano nelle mie orecchie e mi fanno sentire più cattiva. Pensavo alle tante cose che ho dimenticato di me stessa, alle tante cose che di me metto da parte per compiacere qualcuno che  la pensa diversamente. E la colpa mi divorava. Una piccola vigliacca in un letto che traballa.
Non riuscivo a dormire perchè le loro voci mi sgridavano ancora e immaginavo di affondare nella terra da cui pensavo di essere emersa: una breve illusione.
Lei mi ha detto di non perdere mai di vista chi sono. E io con pazienza cerco di ricordare chi ero. Guardo la mia carta d'identità e mi accorgo che qualcosa non va. C'è scritto che sono studentessa, dice che abito in quella via di Milano... balbetto quando cerco di spiegare chi sono a qualcuno.
Ci sono giorni in cui dormo e lavoro. Dormo e lavoro. E non mi va di vedere proprio nessuno.

Nella confusione cerco punti fermi e ne trovo qualcuno a cui mi aggrappo. Il mio nuovo gruppo, in cui rieco a riconoscere anche persone con cui poter ridere e parlare di cose interessanti, la musica che sta nascendo, i libri che non ho ancora letto, la mia Chiara.
Conosco persone e mi sbronzo, provo affetto per sconosciuti che mi parlano al bancone di un locale gay milanese e poi mi accorgo che forse mi invento tutto. Che forse io idealizzo troppo e poi non mi rimangono che ricordi carichi di alcool.
Il ritratto di una sfigata.
Forse piano piano riesco a uscire, riesco a smettere di essere così difficile. Riesco forse a fare il punto della situazione e a concentrarmi anche sugli altri. Riesco ad essere meno svampita.
Alzo gli occhi e vedo il cielo pieno di piccoli, bianchi fiocchi di neve danzanti che cadono senza fare rumore sulla mia faccia. Mi piace della neve il fatto che sia silenziosa, quasi come se volesse ovattare Milano. Quasi come se volesse ovattare me.

Claudia*

post scriptum: quasi dimenticavo... all'improvviso questo blog è diventato bianco. Chi mi aiuta a fare un template?
Artemisiabs, 22:54
commenti



sabato, 07 gennaio 2006:
Io sono come una montagna.
Devo stare anche sola.
Artemisiabs, 17:07
commenti (1)




HO SCRITTO SULLA CARTA
-BunnyNurse-(Prologo)
"Mi hanno trovata nel bosco la mattina seguente, l’ombrello era rotto e intorno al mio corpo straziato per quella che era stata l’ultima violenza subita, alberi stridenti di un giardino che urla restituivano al mondo la loro vittima, BunnyNurse. Infilata in un grosso sacco di plastica trasparente e appannato, la mia bocca violacea lacrimava sangue di cera immobile e asciutto, puzzavo di cadavere ma non riuscivo a sentire altro che l’odore di aridi fiori chiusa nel sacco come carne incelofanata, messa sottovouto e al fresco. Cieli violenti quella mattina in cui troppa gente mascherata e armata si accorse di me subito dopo la morte della mia parola e altrettanta disperazione all’ultima vista del mondo nei miei occhi. Indossavo un vestito nero trasparte, usai gli ultimi sforzi rimasti per coprirmi il volto davanti ai loro sguardi giunti nel bosco a bordo di auto luccicanti blu e bianche, tutta quella luce mi entrava dentro e faceva male ai miei occhi morenti. Le braccia scivolarono dalla faccia e da quell’istante l’unica cosa che mi restava da poter muovere non erano che le isteriche pupille appannate dal celofan. Fu in quel momento che ironicamente pensai, dopo tanto soffrire, che per me avevo sempre immaginato una morte dolce, quella musica funerea in sottofondo che accompagna gli ultimi pensieri delle vittime. E invece per me solo luci e sirene spiegate, finchè le iridi non si fermeranno messe in posa per la loro ultima foto, la mia ultima foto sfocata. BunnyNurse canta un Miserere e si dirige ad occhi sbarrati verso il quinto girone del Purgatorio."
-Fumava sigarette-
"[...]Stupore spento. Occhi fissi, seduta sul marciapiede bagnato,occhi fissi, piena zeppa di alcool, occhi fissi, occhi fissi nel vuoto. Vestiti neri, scarponcini bagnati e occhi pieni di tutto quello che le stava davanti, inclinava la testa e apriva un po’ la bocca come se quel vuoto riuscisse davvero a stupirla. Era tornata bambina eppure quel vento le faceva un gran freddo, si passava una mano sulla palpebra di tanto in tanto, mantenendo sempre un’espressione impassibile, attonita, sporca, dimenticata, sola, i suoi capelli erano fili scuri che ondeggiavano nel vento, le solleticavano le guance bianche, pallide, fredde e aveva dimenticato perché si trovava seduta sulla strada, aveva dimenticato di aver corso e di esseresi appena calmata, aveva dimenticato il perché tutte quelle urla e quelle lacrime. Ora era solo seduta.[...]"
-I Profumi di Stella-
"[...]Mi alzai continuando a guardare lei che continuava a guardare me, senza ragione e uno bizzarro silenzio ci separava, non sapevo chi fosse. Era da un po’ che camminavo da solo, due o tre giorni che non avevo una casa, i miei capelli puzzavano io non sapevo chi fosse, ma lei continuava a guardarmi.[...]"
-La Breve Storia Di Una Ragazza Senza Un Occhio-
"[...]Urla. L’altro occhio girava veloce lo sguardo. Urla. Forse voleva morire anche lui. Urla. Intorno i mobili della sua camera divennero rossi e sbiaditi mentre il gatto aveva fatto un salto fulmineo sulla scrivania e lei cominciò a urlare. Urla. Ora sentiva un forte bruciore sotto alla mano premuta sulla cavità dell’occhio. Urla.[...]"
-Caduto Nell'Acqua-
"[...]Quella era la sua bambola e lei non permetteva che nessuno la toccasse. La teneva posta sul divano, seduta con quelle sue gambe rigide di porcellana, mia nonna la cullava di notte accucciata sul tappeto tornava ad essere una bambina, le cantava la ninna nanna della luna che brilla perché è d’argento e porta fortuna, e tutte le volte che la riponeva sul divano le pettinava i boccoli, amorosamente si prendeva cura della sua postura, le affiancava i cuscini più candidi e morbidi del salotto e dopo averla guardata con teneri occhi scoppiava il pianto furioso. Mia nonna si graffiava la faccia davanti al volto pallido e sorridente della sua bambola di porcellana, di fronte alla sua eterna espressione infantile, gridava le vocali singhiozzando, si alzava e si sbatteva con violenza sul divano, sulle poltrone e sul tappeto, dimenava gli arti urlava di dolore.[...]"
-Pioggia-
"[...]Il soffitto interrompe la sua pioggia quando alzo la testa. Sento rumori arrivare dalla stanza dalla quale proviene la luce, qualcuno cammina, apre cassetti. Abbasso gli occhi e lo sguardo cade sulla gamba destra. La mia gamba si muove. Compie brevi scatti a intervalli regolari. La fisso a lungo e poi guardo l’altra. La gamba sinistra si comporta allo stesso modo. A piccoli intervalli si scuote…. Sto tremando. Ora che vedo il mio corpo vibrare, mi accorgo di essere consapevole solo in parte.[...]"
... Think Of Me...
Mi sento una cretina… ma forse lo sono… una bambolina cretina che sorride dalla vetrina ai passanti… una bambolina di borchie e trucchi pesanti… rossetti da vera puttana orientale… forse la mia bambola ora si trova in qualche sexy shop o sul letto di qualcuno. Nella testa solo urla ovattate Urla ovattate Si può morire dal dolore. Claudia*
Kerouac wrote
"Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno -oooh!-"
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